INVESTITORI ISTITUZIONALI

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Uno dei principali e più radicali cambiamenti reali degli ultimi dieci anni è stato in tutti i sistemi economici dei paesi OCSE senz’altro quello della rapidissima crescita dei patrimoni gestiti dai cosiddetti “investitori istituzionali”, ovvero – per quel che riguarda l’Italia – fondazioni di origine bancaria, casse di previdenza privatizzate, fondi pensione (preesistenti e negoziali) e, ovviamente, assicurazioni, con particolare riferimento alla gestione della parte vita.

Un dato per tutti: tra il 2007 e il 2017 il patrimonio complessivo di questi soggetti è più che raddoppiato, passando da circa 400 miliardi di Euro a circa 1000 miliardi di Euro.

Anche a livello europeo il trend è stato molto rilevante: in Europa le risorse gestite da asset manager, quindi da gestori istituzionali che agiscono per conto dei risparmiatori (retail o istituzionali) è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni, arrivando a circa 25 trilioni di Euro.

Analogo trend ha portato i fondi pensione europei a circa 7,4 trilioni di Euro e le assicurazioni ad oltre 10 trilioni di Euro. Per un totale complessivo ormai quasi pari alle risorse gestite dalle banche pari a 42 trilioni di Euro.

In corrispondenza ad una crescita così rilevante del patrimonio, gli investitori istituzionali hanno assunto un ruolo sempre crescente nell’investimento in economia reale, ovvero, in fondi alternativi che investono sotto forma di debito e di equity nelle infrastrutture, nell’innovazione, nelle piccole e medie imprese e nell’immobiliare.

La parte destinata ad alternativi dei fondi pensione europei è passata tra il 1997 e il 2017 dal 4% al 25%. Si tratta di un cambiamento non casuale e che connesso all’esigenza di tutti questi investitori istituzionali, ed in particolare di quelli previdenziali, di raggiungere livelli di rendimento e di efficienza nella gestione delle proprie risorse sempre maggiori. Un percorso al quale l’OCSE ha dedicato in questi anni ripetute ed importanti analisi, volte a stimolare modifiche di policy nei paesi aderenti.

Ciò anche in connessione con lo spostamento dei sistemi previdenziali verso meccanismi puramente contribuitivi dove il trattamento pensionistico a fine carriera non dipenderà più da quanto stabilito da una norma di legge, ma dalla capacità di investimento efficiente delle risorse accantonate.

Tale circostanza costituisce certamente un’opportunità ma richiede anche importanti cambiamenti tali da rendere l’ambiente economico meno rischioso e più adatto ad un cospicuo investimento degli istituzionali. Da una parte c’è la sfida di costruire un’industria della gestione del risparmio dedicata all’economia reale più professionale e sofisticata di quella del passato; dall’altra parte c’è l’esigenza di individuare soluzioni più moderne e favorevoli ad un maggiore investimento istituzionale nel sistema economico.

Il Piano Juncker prima e il progetto INVEST-EU poi, costituiscono il contesto europeo nell’ambito del quale inserire questi cambiamenti e dare quindi ai paesi dell’unione nuovo sprint proprio sul fronte fino ad oggi più delicato: quello degli investimenti.

A questi argomenti è dedicata questa sezione del sito che guarda con particolare riferimento alla crescita, alle dinamiche degli investitori istituzionali e alla capacità relativa del sistema italiano di costruire nuovi percorsi di investimento nell’economia reale adeguati e vincenti.