INFRASTRUTTURE

il ruolo degli investitori istituzionali e il modello istituzionale e sociale del Partenariato Pubblico-Privato.

Le infrastrutture chiave di volta per lo sviluppo sostenibile: il ruolo degli investitori istituzionali e il modello istituzionale e sociale del Partenariato Pubblico-Privato.

McKinsey stima il fabbisogno globale di nuovi investimenti in infrastrutture al 2030 pari a 90 trilioni di dollari (New Climate Economy’s 2014 report) a fronte di un valore attuale delle infrastrutture esistenti di circa 50 trilioni di dollari. Si tratta di un importo troppo grande e troppo distante dall’attuale flusso di investimenti – circa 2,5-3 trilioni l’anno (la metà del necessario) – per gravare interamente sui bilanci pubblici di paesi, peraltro, spesso già fortemente indebitati.
Il tema si pone a maggior ragione per l’Italia, che ha drasticamente ridotto negli anni i propri investimenti in infrastrutture, nuove ed esistenti (manutenzione). Peraltro, come terzo Paese più indebitato al mondo, dovremmo più di altri cercare soluzioni innovative di partenariato pubblico privato (“PPP”) e dare spazio alla Finanza di Progetto (“Project Financing – PF”). È vero che a fronte di molti esempi positivi non sono mancati anche casi negativi di PPP, che hanno magari messo in cattiva luce questa soluzione anche oltre i suoi più generali demeriti (“fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”). Il che, tuttavia, suggerisce più l’esigenza di trovare correttivi – anche alla luce delle best practices internazionali – piuttosto che di abbandonare la strada.
Sotto questo profilo, la crisi economica di questi anni ci viene in aiuto. Essa, infatti, ha favorito l’innovazione e la ricerca di nuove policies, che proprio nel settore delle infrastrutture stanno producendo importanti cambiamenti.
Tra le più importanti novità a livello internazionale, da segnalare il crescente ruolo assunto dagli investitori istituzionali – come fondi pensione, casse di previdenza, fondazioni bancarie e assicurazioni (circa 1.000 mld di euro di patrimonio in Italia) – sempre più interessanti ad impiegare parte del loro patrimonio nel settore delle infrastrutture, sia sotto forma di Equity (Finanza di Progetto o Private Equity) che di debito (Private Debt come Project Financing). L’interesse di questi investitori ad avere buoni rendimenti unitamente a flussi di cassa stabili e prevedibili nel tempo, scorrelati dal ciclo economico e dalla volatilità dei mercati, si concilia – a determinate condizioni – con gli investimenti in infrastrutture.
Ma questa strada pone nuove sfide. Innanzitutto ragionare su queste “determinate condizioni”, per realizzarle. E quindi integrare nel processo di investimento nuove dinamiche, tra le quali: la valutazione accurata dell’impatto sul sistema economico (“impact investing”); il rispetto dell’ambiente, l’attenzione alle dinamiche sociali e l’adozione di più efficaci soluzioni di governance (Sostenibilità; “ESG”); l’adeguamento delle infrastrutture alle nuove frontiere tecnologiche (smart infrastructure) e la connessione con i nuovi programmi speciali di supporto varati da tutti i paesi, come il Piano Juncker per l’UE, oggi in fase di trasformazione (“InvestEU”). Un quadro che richiede ai “nuovi” privati maggiore responsabilità sociale e maggiore impegno nel perseguire efficienza gestionale, equilibrata allocazione dei rischi e rapido adeguamento tecnologico.
Non si tratta solo di puri tecnicismi, ma di una nuova impostazione di Policy, che si apre al partenariato pubblico-istituzionale e al partenariato pubblico-sociale. Si passa così ad un modello di PPP allargato, esteso ad operatori privati ma sociali o istituzionali (fondi infrastrutture, Fondazioni Bancarie, assicurazioni, fondi pensione, ecc.), trasparenti e responsabili e per questo adatti a soluzioni di convergenza dell’interesse pubblico e di quello privatistico.
Un passaggio non semplice che richiede interventi coordinati a diversi livelli: dalla normativa sugli impieghi degli investitori istituzionali a quella della gestione del risparmio; dalla disciplina di appalti e concessioni a quella del settore creditizio; da quella fiscale alla regolamentazione dei singoli settori di possibile intervento. Per smuovere sulla “foresta pietrificata” non ci sono soluzioni semplici, ma l’esigenza di cogliere la relazione tra vari ambiti. Obiettivo di questa sezione è, appunto, quello di cogliere queste relazioni e cercare di identificare soluzioni di policy chiare e coerenti.